Uscite di freeride nella polvere     Sci Alpinismo alle Lynghen     Gite di sci alpinismo con Fabio Lenti     Corsi Fune 32 ore e utilizzo Dpi di 3° categoria    
HOME
CORSI FUNE
RELAZIONI ARRAMPICATE E ESCURSIONI
FOTO, COMMENTI E FILMATI DEI NOSTRI UTENTI
PARLA CON LA GUIDA - FAQ
CHI SIAMO, SCHEDE DELLE GUIDE
METEO
WEBCAM
RIFUGI
FOTO e FILMATI
LINK
Seraccata Nord Pizzo Tresero - Relazione la salita
Lunedì 30 Marzo 2009
Pizzo Tresero 3594 m. – Gruppo Ortles-Cevedale = Seraccata Nord = (it. 150e – CAI-TCI)

Quando ho salito questa via non pensavo di fare una “prima”. Era la prima volta che vedevo il Tresero e sapevo solamente che c’era una via Negri-Prati poco ripetuta e circondata da un certo fascino misterioso e quella era la nostra meta. Tra i primi ripetitori c’era stato anche Pierino Confortola, Guida Alpina di Bormio e mio lontano parente per via della nonna materna, cosa che contribuiva a creare in me uno strano legame sentimentale con il Bormiense.
Sabato 8 luglio 1972, ormai al buio, allestiamo un bivacco sotto la parete, a valle di un grande crepaccio che funge da riparo da eventuali scariche. Sprovvisti come siamo di un adeguato abbigliamento è solo un tormento (niente giacche o sacchi a pelo ma solo il vestiario normale di una salita in quota). Alla fine decidiamo di partire al buio, molto prima dei primi chiarori anche se siamo a poche decine di metri dalla parete. L’importante è muoversi per sentire un po’ meno il freddo, ma purtroppo le pile frontali si esauriscono in breve tempo per cui, aggirando il grande crepaccio, ci spostiamo troppo a sinistra della vera Nord. Ma questo lo capiremo più tardi.
All’inizio c’è una specie di “rigola” tra i seracchi che nell’oscurità sembrano enormi costruzioni informi in precario equilibrio, è molto ripido, sinuoso e bombardato in continuazione da ghiaccioli che cadono dall’alto. Non sappiamo dove va, però si sale ed è quello che conta.
Al primo chiarore mi trovo in una grotta formata a sinistra da rocce impressionanti da cui pendono lame ghiacciate e a destra da una torre di ghiaccio quasi verticale. Cerco di aggirare a destra la torre ma appena di là uno spaventoso tremore accompagnato da un frastuono di ghiaccio rotolante mi mette le ali ai piedi, ritorno correndo dai compagni gridando per la paura e con i nervi a fior di pelle. Naturalmente questo mio atteggiamento ha dato sfogo ad una singolare ilarità. Dopo. Forse perché non abbiamo visto cadere nulla, ma tutto si è svolto dentro la colata di ghiaccio. Ilarità a parte, mi sento in trappola, non so da che parte andare e responsabile per aver proposto la Negri-Prati ai miei compagni. Se è così poco ripetuta ci sarà un motivo no? Con Antonio ho già salito molte Nord ma Gianni è la prima volta che mette i ramponi e scendere da dove siamo vuol dire chiedere ancora credito alla fortuna. Resta solo la torre quasi verticale e la voglia di uscire da questo labirinto. Inizio a salirla come se stessi camminando sulle uova dopo essermi assicurato con l’unica vite che ho con me, nella mano destra la piccozza, 65 cm. di manico di legno, becca assolutamente dritta cui ho inciso con la lima alcuni dentini, nella sinistra un chiodo da ghiaccio semitubolare che posso usare solo così perché non ho il martello.
E’ dritta questa torre e salgo sulle punte dei ramponi che entrano pochino, in equilibrio sugli “attrezzi”, soprattutto sui dentini della piccozza, i primi più in punta, ma incitato da Antonio che sa che non sono un pirla del tutto e da Gianni che è quello peggio vestito e sente di più il freddo. Ad ogni passo, ad ogni movimento sento crescere un’energia nuova, la paura lascia spazio ad una tranquillità positiva, mi accorgo che la piccozza la uso bene, che tiene bene come anche i ramponi che se non sono dell’ultima generazione e hanno le cinghie di cuoio un po’ usate sono però collaudati. Magari non è solo un fatto di “attrezzi”. Sono sicuro di farcela. La corda finisce e non sono ancora arrivato. Grido ai compagni di salire mentendo di essere arrivato ad una sosta. L’inclinazione è solo diminuita un poco. Dopo alcuni metri sono di colpo sul piano. Le corde mi tirano indietro ma riesco ad assicurarmi con la piccozza. Sono tese come quelle di un arco e mi segano la spalla mentre cerco di recuperare… Adesso che sono fuori, sul piano, mi chiedo cosa diavolo stanno facendo quei due ……Una volta riuniti ci guardiamo attorno e possiamo dire che la torre è proprio una torre e come tale è isolata, staccata dal resto del castello. Vado avanti e indietro nei pochi metri quadrati finchè mi decido a passare strisciando sopra un ponte, e che ponte! Dall’altra parte la parete è verticale ed in alcuni punti strapiomba con rigonfiamenti carichi di stalattiti di ghiaccio. Devo passarci in mezzo stando attento a non far cadere tutto e con una strana sensazione di vuoto sotto i ramponi che non mi piace. Un ultimo canalino dove la neve comincia ad avere il sopravvento e sono fuori, sulla cresta. Mentre sto recuperando vedo la cima molto lontana, troppo. Solo ora capisco di aver sbagliato via, di non aver salito la Corti-Prati, e ci resto male, malissimo. Di malavoglia mi incammino verso la cima.

Nei giorni seguenti ho mandato una scarna relazione a Lo Scarpone chiedendo se, per caso, ci fosse stato un passaggio precedente al nostro in quel canale, per quella seraccata. Non ho avuto risposta, salvo poi leggere sulla Guida di Buscaini del CAI-TCI che, probabilmente, siamo stati i primi. Una consolazione.

Comunque sia, ringrazio Francesco Musetta per avermi informato dell’avvenuta ripetizione della mia (?) via, anche se non so quando e da chi (complimenti ai ripetitori) ma anche e soprattutto perchè mi spinge a scrivere che avrei preferito che ciò non fosse mai avvenuto, non per orgoglio o superbia ma perché per ripeterla oltre alla capacità bisogna avere grossi crediti con la fortuna. Non è una bella via, non è una passeggiata ed è troppo, troppo pericolosa. Almeno per come l’abbiamo trovata noi. Con tante belle vie che ci sono, dove il rischio se pur esistente è individuabile e controllabile, su questa è solo il caso che decide.
Come è successo a me e ai miei compagni, di “aprire una via nuova”.
Sarò diventato vecchio ma in montagna se non si va per divertirsi cosa si va a fare? Donato Erba 29 marzo 2009

p.s.= il racconto è tratto dal mio diario.

Autore: Donato Erba
ALPINISMO INVERNALE
ARRAMPICATA
CANYONING
CASCATE DI GHIACCIO
FREERIDE
RACCHETTE DA NEVE
SCIALPINISMO
TREKKING
VIAGGI
VIE FERRATE
AREA RISERVATA
Scuola Italiana di Alpinismo Scialpinismo ed Arrampicata
di Lecco Valsassina Orobie - Località  Cantaliberti, Introbio (LC)
Tel. 3356049823 - info@casadelleguide.it
Progetto e sviluppo ML INFORMATICA s.r.l.